Il rugby non va in vacanza, a Lugano dal 13 al 17 luglio si terrà un camp rugby che riporta alla cultura Maori, un modo per scoprire o riscoprire, i valori che stanno alla base di uno sport, che spesso intreccia il proprio destino con parole che ci parlano di sogni, libertà, gioco. Nel mentre si stanno svolgendo in Georgia i mondiali U20 e nell’altro emisfero è partito un torneo sperimentale, Nations Championship, che fa incrociare le migliori al mondo . Sì, ammettiamolo, dietro c’è un po’ di business, stadi pieni ovunque e grandi ricavi, ma sullo sfondo non dimentichiamo che fino allo scorso anno, queste partite, si chiamavano test match e di fatto determinavano, senza bisogno di classifiche o ranking, la squadra più forte al mondo.
Sogni e libertà: chi ha visto le partite non può non aver connesso alcuni gesti, alla cultura di appartenenza dell’una o l’altra squadra. Senza dubbio, la partita più spettacolare è stata All Blacks-Francia terminata 32 a 30 per i padroni di casa neozelandesi, ma questo è solo un dettaglio, in campo giocatori liberi, di pensare, osare, giocare, divertirsi e divertire e quando l’apertura francese anziché fare tre punti facili, alza la testa e sceglie di calciare per la sua ala, che poi, per un nulla, non segnerà la meta, il cuore del vero rugbista batte più forte, non importa il risultato, importa il gesto, il valore che passa al mondo, del rugby e non solo. E così i passaggi a velocità folle e senza guardare dei neozelandesi, producono anche molti errori, ma anticipano le difese e il rugby diventa un quadro impressionista, quelli che rifiutavano l’arte accademica per cogliere l’attimo, e chissà che un giorno, le gesta di un rugbista non verranno esposte al Louvre.
Vedendo la partita è entrata dalla finestra, finalmente, aria di libertà, in contrasto ad un mondo che tutto vuole standardizzare e misurare, questo dovrebbe tornare ad essere il rugby, sport dove si gioca per mettersi in gioco, mettersi a nudo con le proprie fragilità e le proprie ricchezze. Le vittorie e le sconfitte fanno parte del gioco, poter sognare in campo e esprimere la propria libertà fa invece parte di un metodo, di pensiero, allenamento, approccio al rugby libero e alla vita. Ce lo ha detto Jalibert numero dieci francese, ma anche Albornoz stesso ruolo nell’Argentina, con quello splendido calcetto a scavalcare, che riprende in mezzo al campo e Saito, sveglio e rapido, mediano di mischia giapponese, che trascina i suoi alla vittoria. Che ci sia nel mondo, perlomeno del rugby, una nuova aria di libertà?
Per chi la vuole respirare, l’occasione, come detto, potrebbe essere ELITE CAMP RUGBY 2026 dal 13 al 17 Luglio al campo da rugby del Lugano dagli 8 ai 16 anni, sia ragazze che ragazzi. Un camp che attraverso la cultura Maori, cerca di trasmettere competenze tecniche, ma soprattutto valoriali e motivazionali, un camp, dove non si radunano uomini e si distribuiscono compiti e ordini per far loro costruire una nave, ma si lavora perché nasca in loro la nostalgia del mare ampio e infinito, e se alla fine, qualcuno sentirà il profumo del mare, sarà diventato un rugbista e non un semplice giocatore di rugby, sicuramente una persona migliore e libera.
Alessandro Borghetti






