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Curio

Curio

Curio, in dialetto Cür, è situato nel Malcantone sulla falda meridionale del Gheggio, ad un’altitudine di 569 metri s.l.m. Lo stemma comunale è composto dal gonfalone in oro, dalla testa di lupo nera e dal lampassato rosso. L’arma deriva certamente dal soprannome “Lüv” (lupo), dato alla popolazione. L’arma, portata per tradizione, si trova sulla fontana della piazza del paese (con la data 1885) e sulla bandiera della banda musicale del Comune.

Cenni storici:

Sono innumerevoli, in base alle notizie contenute nei due libri sul paese «Curio. Note di storia» di don Ermanno Medici nel 1961, e «Curio e Bombinasco dagli albori» di Emesto W. Alther e don Ermanno Medici, Armando Dadò editore, 1993, i riferimenti a questo villaggio, e ciò già a partire dal 1196; quando si cita che il monastero di Sant’Ambrogio a Milano aveva un possedimento a Curio; d’altra parte, nel 1214 risulta che il monastero di S. Pietro in Ciel d’Oro a Pavia vi aveva delle proprietà. Poi, nel 1200, parecchi altri documenti parlano di proprietà a Curio, altrettanto nel secolo successivo e poi sempre più frequentemente si ritrovano notizie di beni e proprietari in questa contrada.

Per quanto riguarda l’etimologia di «Curio», non si è mai potuto sapere perché a questo ridente villaggio sia stato imposto tale nome. Ci si limita così a congetture, peraltro assai fantasiose, non ultima quella che Curio non sia altro che la radice di curioso. Nell’Ottocento, precisamente nel 1830 quando il Cantone Ticino si diede una propria Costituzione, Curio divenne con il vicino Comune di Pura il centro principale del Circolo della Magliasina. Di ritorno dalla Russia e dalle Americhe, i cittadini di Curio seppero dare nuovo impulso a queste «più fertili e amene e meglio coltivate terre d’Oltreceneri», come scriveva il Franscini. Ne è prova, per certi versi eclatante; la moltitudine (oltre che la singolarità) di istituzioni e di iniziative di pubblica utilità e di solidarietà sorte a Curio proprio in quel periodo, segnatamente nel campo della scuola e della socialità.«Vicinanza» e «Castellanza» sono termini assai frequenti nella storia di Curio e dei Comuni vicini. Schematizzando al massimo, si può osservare che i territori fra Novaggio, Curio e Bedigliora manifestano stretti rapporti, avendo alpi e selve in comune fino ad almeno il secolo XlV. Sul periodo di organizzazione della Vicinanza di Curio non si hanno notizie esatte, ma alcune date ci riportano comunque al Basso Medioevo. D’altra parte, l’unione di Novaggio, Curio, Banco e Bedigliora, menzionata già verso la fine del 1200 e ancora, a più riprese, dal XIII al XVIII secolo, dava origine alla Castellanza, ossia un patriziato generale, giuridicamente posto nello Stato di Corno, poi nel ducato di Milano, quindi sotto il dominio dei dodici Cantoni svizzeri, avendo soprattutto boschi comuni. Una comunità che godette di una certa autonomia, ma che era anche fonte di litigi tra le varie Vicinanze, con controversie che si protrassero per secoli. Basti citare qui gli episodi che riguardano il Monte Mondini: a più riprese, si scontrano le varie Vicinanze, per boschi, confini, pascoli, ecc. Ancora nel 1845, davanti al giudice di pace, si trovano i delegati di Pura, Curio e Bedigliora per risolvere la questione inerente una multa inflitta da Pura a privati di Curio per punirli di un pascolo abusivo di sette bovine sui Mondini.

Un castello potrebbe essere stato individuato in un’antica costruzione già situata sotto il paese di Curio, su di uno sperone che si allunga verso l’avvallamento della Magliasina chiamata “castello”, forse identificata nei documenti con “in castellatio”». Così segnala Enrico Maspoli in «I castelli malcantonesi» su «Rivista storica ticinese»  (1940). Anche Emilio Clemente (in «Castelli e torri della Svizzera italiana»,  (1974) ne fa cenno, annotando che «v’è memoria di un castello a Curio, ma nessun collegamento storico». E soggiunge: «A Curio è chiamata” castello” un’antica casa posta quasi all’estremità del paese verso l’avvallamento della Magliasina. Potrebbe essere un edificio innalzato sulle basi di un’antica torre. Nei documenti si parla di una località “in castellatio”; non sappiamo però se si identifichi con quella dove sorgeva la casa detta “castello”». Anche nel libro di Ernesto W. Alther e Ermanno Medici su «Curio e Bombinasco dagli albori» ci si dilunga, nelle prime pagine, sulle orme degli antichi manieri rilevando fra l’altro: «Non è escluso che il castello di un tempo alla confluenza del fiume Lisora con i riali Proda e Vai Grande, sia stato il “castrum” della Castellanza (Novaggio, Curio, Banco e Bedigliora). I ruderi si trovano nel territorio dell’attuale Comune di Curio, al limite sud della frazione di Bombinasco». E più oltre ancora: «L’insieme della costruzione dimostra che il castello alla confluenza potrebbe essere anteriore alla conquista romana. Esso viene ipotizzato “come un granaio ove gli abitanti incastellavano le ultime risorse, al sicuro dalle razzie e dai saccheggi”. A dare credibilità a tale supposizione ci si appella ad una tradizione orale, che certifica l’esistenza del mulino sottostante da più di un millennio.

Da vedere a Curio

Per chi va a Curio, imperdibile la visita al Museo del Malcantone, progettato nel 1854 dall’architetto Luigi Fontana e recentemente rinnovato e ristrutturato. Il percorso espositivo accompagna il visitatore alla scoperta dei fenomeni migratori, che per secoli hanno caratterizzato la vita dei malcantonesi. Da segnalare inoltre la bella Chiesa parrocchiale di San Pietro ricostruita nel 1609 in stile barocco, la Chiesa – Santuario della Madonna della Morella di epoca tardo medioevale e l’Oratorio della Santissima Trinità a Bombinasco eretto nel 1670. Presenti nel territorio anche una piccola miniera d’oro protostorica, utilizzata dall’antico popolo dei Salassi e i frammenti di una lapide con iscrizione nord-etrusca all’interno del nucleo.

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