Quando il Malcantone si veste di bianco e i sentieri si fanno silenziosi, la natura non si addormenta: semplicemente cambia ritmo. Nelle valli, nei boschi di castagni e sulle colline che dominano il Lago di Lugano, la fauna locale affronta l’inverno con strategie affascinanti. Alcuni animali si ritirano in letargo, altri restano attivi, adattandosi al freddo e alla scarsità di cibo con sorprendenti capacità di sopravvivenza.
Tra gli animali più emblematici dei boschi malcantonese c’è senza dubbio il capriolo (Capreolus capreolus), facilmente avvistabile anche nei mesi freddi. In inverno, il suo mantello si fa più grigio e denso, offrendo mimetismo e protezione. Il capriolo tende a muoversi meno, risparmiando energia, e si nutre di ramoscelli, cortecce e germogli, spesso scendendo a quote più basse per trovare nutrimento. Un altro mammifero presente nella regione è la volpe rossa (Vulpes vulpes). Agilissima e discreta, è attiva anche in pieno inverno, soprattutto di notte. Il suo folto mantello la protegge dal gelo, mentre la dieta si adatta: si nutre di piccoli roditori, frutta secca, insetti nascosti sotto la neve e persino resti organici lasciati dall’uomo. In inverno, la volpe lascia tracce riconoscibili nella neve: una pista lineare, segno del suo passo leggero e regolare. I ghiri e i marmotte, invece, affrontano l’inverno in modo diverso: con il letargo. Il ghiro, diffuso nei boschi del Malcantone, si ritira in cavità degli alberi o nei muretti a secco, dove trascorre anche sei mesi in uno stato di torpore. Il suo metabolismo rallenta drasticamente, e il grasso accumulato in autunno gli consente di sopravvivere fino alla primavera. Tra i più resistenti all’inverno ci sono anche i ricci, sebbene meno visibili: si rifugiano in tane ben isolate sotto mucchi di foglie o legname, cercando protezione dal gelo. Le variazioni climatiche degli ultimi anni, però, stanno influenzando il loro letargo, rendendoli più vulnerabili.



Il cielo del Malcantone invernale è animato da numerose specie di uccelli che restano sul territorio anche nei mesi freddi. I picchi muratori, i cinciallegre, i merli e i pettirossi sono tra i più comuni. Questi piccoli uccelli trovano riparo tra le fronde sempreverdi o nelle cavità degli alberi e si nutrono di semi, bacche e insetti. Particolarmente suggestivi sono gli avvistamenti del gheppio o della poiana, rapaci che continuano a cacciare anche in inverno, approfittando della minor copertura vegetale per individuare prede nei campi o nei boschi spogli. Durante le giornate più rigide, è possibile aiutare questi uccelli lasciando cibo adatto (semi di girasole, briciole, mele) su balconi o davanzali, ma sempre con attenzione e moderazione, per non alterare i loro comportamenti naturali.
L’inverno offre anche l’occasione per osservare tracce nella neve: un modo affascinante per scoprire la presenza di animali che raramente si mostrano. Le orme del tasso, del cervo o della lepre possono raccontare storie invisibili, svelando percorsi notturni, piste di caccia o rifugi nascosti. I bambini, soprattutto, possono essere coinvolti in queste “cacce alle tracce”, imparando a leggere il bosco come un libro. La fauna invernale del Malcantone è il risultato di un equilibrio delicato, che oggi più che mai va protetto. Il cambiamento climatico, la frammentazione degli habitat e la pressione antropica mettono in pericolo molte specie, anche quelle che sembrano più comuni. Preservare boschi, siepi, zone umide e prati è fondamentale per garantire rifugi e corridoi ecologici.
Passeggiare in silenzio tra i sentieri invernali del Malcantone significa entrare in contatto con una natura viva, anche se apparentemente addormentata. Dietro ogni ramo spoglio o impronta sulla neve, si nasconde la resilienza di animali che, anno dopo anno, affrontano l’inverno con ingegno, istinto e straordinaria capacità di adattamento. Un invito a osservare con occhi nuovi il lato più nascosto — e affascinante — della stagione fredda.




