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Il distretto minerario del Malcantone

Il distretto minerario del Malcantone

La presenza di giacimenti auriferi nel Malcantone è nota già alla fine del 700’ ma, a seguito di difficoltà politiche, solo dopo i primi decenni del 1800 la coltivazione dei filoni venne affrontata in maniera semi-industriale, pur non uscendo mai da un carattere prevalentemente locale. La prima autorizzazione cantonale venne concessa solo nel 1816 a Antonio Maria Antognini che però non intraprese un lavoro di tipo industriale. Nel 1828 entrò in vigore la prima legge cantonale sulle miniere ma, anche con questo supporto, il Cantone fu sempre restio nel concedere autorizzazioni di sfruttamento. Nel 1853 entrò in vigore la seconda legge sulle miniere che obbliga la notifica della scoperta e la presentazione di campioni.  L’attività mineraria del Malcantone proseguì a fasi alterne fino all’inizio del 900’ grazie all’intraprendenza di numerosi operatori, locali e non, fra cui spicca la figura dell’ingegnere minerario Vinasco Baglioni.

Nel 1856 dopo la costituzione della “Società Miniere di Astano” il Baglioni, infatti, iniziò i lavori di sfruttamento alla Costa di Sessa e ad Astano, nella località Alle Bolle. In questo periodo vennero  fatte scavare numerose trincee di sondaggio per sincerarsi dell’andamento del filone. I risultati dimostrano le mineralizzazioni ma i quantitativi di minerale, la sua concentrazione in oro e argento e la potenza del filone erano molto variabili. La miniera Costa aveva due entrate, una superiore e l’altra inferiore ed all’inizio dei lavori i risultati furono soddisfacenti, il 21 febbraio del 1861 venne inaugurata la fonderia a Molinazzo di Monteggio dove venivano trattati i minerali di Astano e anche quelli di Novaggio, Aranno e Miglieglia.

I fumi prodotti dalla lavorazione dei minerali erano tossici e per limitare le immissioni nell’atmosfera il Baglioni fece costruire un camino della lunghezza di circa 80 metri, in parte sotterraneo e in parte adagiato al fianco della collina. Una volta torrefatto, il minerale veniva fuso e si ottenevano dei lingotti piombosi contenenti argento e oro. Per compensare eventuali carenze di piombo, che fungeva da legante, il Baglioni importava della galena argentifera dalle miniere di Besano, presso Porto Ceresio (Italia).

Inizialmente l’operazione finale per ottenere argento e oro non veniva eseguita a Monteggio e attualmente non é risaputo dove ciò’ avvenisse. il Baglioni intendeva ampliare lo stabilimento già nel novembre del 1861, come risulta da alcuni resoconti. Effettivamente questo ampliamento ebbe luogo poiché in una carta topografica del 1925 risultano due aggiunte laterali alla fonderia. Oggi della fonderia rimangono solo le due costruzioni laterali, parte della condotta fumaria e il camino. Nel 1881 la concessione di sfruttamento delle miniere di Astano e Sessa passo’ dal Baglioni a Nicolas Lescanne-Perdoux di Parigi che perö rimase attivo per un periodo brevissimo. Nel 1883 Vinasco Baglioni morì nella sua casa di Monteggio e le attività minerarie cessarono  definitivamente. La fonderia di Monteggio cadde in rovina e una parte dei macchinari venne venduta, il resto fu saccheggiato durante la prima guerra mondiale e venduto a commercianti di rottami di ferro.

Verso il 1910 i fratelli Dubois, di origine francese ma domiciliati a Lugano iniziarono nuovi studi sui minerali del Malcantone. Fecero riaprire le gallerie abbandonate da Lescanne-Perdoux, misero in ordine gli antichi cantieri ma non iniziarono nessun sfruttamento. Nell’estate del 1927, intrapresero comunque una campagna geologica nella regione, con una serie di ricerche chimiche, mineralogiche e tecniche sui campioni di minerali raccolti nel Malcantone pubblicando nel 1931 gli esiti del lavoro di ricerca. Nel 1933 viene costituita la societä “Mines de Costano SA”. che ottenne il diritto di sfruttare le miniere di Astano e Sessa oltre alla concessione per la miniera Alla Costa. A Beredino vennero costruiti gli impianti per il trattamento dei minerali allo scopo di ottenere un concentrato che dopo ulteriore lavorazione nelle officine di Hobokenen in Belgio, avrebbe fornito oro e argento. Nel 1939, con l’inizio della seconda guerra mondiale le attività furono notevolmente ridotte. Nel 1944 i lavori di scavo ripresero ma ci si rese subito conto che con le mutate condizioni economiche l’impresa non sarebbe piü stata redditizia. Per alcuni anni ancora si continuò con i lavori di manutenzione, interrotti poi nel 1961, a causa della composizione del minerale stesso e, in particolare, all’elevata presenza di arsenico. Nel 1983 una società canadese, inoltro’ una nuova richiesta di sfruttamento ma la concessione non fu mai accordata.

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