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Il Maglio di Aranno

Il Maglio di Aranno

Situato tra i borghi di Aranno e Miglieglia, lungo il bellissimo “ Sentiero delle Meraviglie “ è riconosciuto come unico maglio a leva del Canton Ticino. Costruito dalla famiglia Righetti nel 1860, Il maglio era un’officina a forza idraulica che forgiava grossi pezzi di metallo,facendo battere un pesante martello su un’incudine.  Con il maglio gli oggetti venivano abbozzati, gli si dava la forma definitiva in un secondo tempo. Nelle nostre zone la materia prima per i magli era prevalentemente costituita da cascami di ferro recuperati da mercanti ambulanti che li rivendevano ai “maiée”.  Alla fine degli anni quaranta la sua attività era già di molto ridotta ma dal maglio uscivano ancora falci, falcetti, badili, vanghe e zappe. L’attività cessò improvvisamente il 10 agosto 1951 a seguito di un eccezionale nubifragio che danneggiò i canali di conduttura dell’acqua. Il maglio venne allagato e semidistrutto. Nel 1979 venne costituita la Fondazione del Maglio del Malcantone che, tramite la raccolta di fondi, ha ripristinato nel 1992 il vecchio maglio per far arrivare, fino ai giorni nostri, una fondamentale testimonianza della storia del Malcantone.

Funzionamento del Maglio

L’acqua proveniente dal canale di derivazione (roggia) imprime alla grande ruota a pale (due metri di diametro) un movimento rotatorio che, tramite il mozzo (tronco di castagno munito di spinotti), muove ad intermittenza un altro tronco con all’estremità il martello che, battendo sull’incudine a cadenza ritmica, permette la lavorazione del ferro incandescente. Con questo ingegnoso meccanismo si ottiene la trasformazione di un moto circolare in uno rettilineo: ne deriva la definizione di “Maglio a leva e a coda”, in quanto si agisce dietro il fulcro della mazza. Nel caso del Maglio di Aranno esisteva un secondo congegno meccanico, detto “soffiante”, azionato da un getto d’acqua dentro una tinozza metallica situata all’esterno che, sfruttando lo spostamento d’aria provocato dalla caduta libera dell’acqua, provoca un soffio costante sul fuoco della forgia. I ferri riscaldati mediante carbone minerale o vegetale, venivano afferrati con le tenaglie e forgiati dalle mani esperte del “maiée” che sapeva adeguatamente posarli sotto i lenti e vigorosi battiti del maglio.

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