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Jonas Huber

Jonas Huber

Ticinese nato da padre svizzero tedesco e da madre svizzera romanda, oggi dirigo insieme a mia moglie la hubervini SA a Monteggio e sono padre di due splendidi bambini. Oggi mi occupo con passione della produzione di vino a capo dell’azienda famigliare ritirata da mio padre Daniel, ma il mio percorso lavorativo è stato variegato.  Nel 2003 ottengo infatti l’AFC come meccanico di macchine edili e una volta svolto il servizio militare lavoro per quasi due anni nel settore. Dopo un’esperienza formativa all’estero, in Australia, si accende il mio interesse per l’attività di famiglia e mi riavvicino al mondo del vino seguendo la formazione di cantiniere a Marcelin per poi concludere gli studi in viticoltura e vinificazione alla scuola di Changin nel 2013. Decido di rimanere alcuni anni in Svizzera romanda per ampliare la mia esperienza lavorativa e ho la grande opportunità di lavorare in diverse rinomate cantine. Un insieme di vissuti che porto dentro e che mi aiuta quotidianamente nella gestione della mia azienda. Infatti rientro in Ticino nel 2014, dove affianco mio padre sia in vigna che in cantina per poi prendere ufficialmente le redini della hubervini SA nel 2016.

Salve Jonas, la sua azienda è ormai una delle attività “ storiche “ del Malcantone, come e quando nasce?

Nel 1981 i miei genitori, Daniel e Anne-Marie Huber, si stabiliscono in Ticino con l’idea di fondare un’azienda vitivinicola a conduzione famigliare. È a Monteggio, in Malcantone, che trovano le condizioni ideali per il loro progetto: una casa storica del secolo XVII come cantina e abitazione circondata da terreni agricoli. Lo stato di abbandono di questi ultimi non li scoraggia e dopo i lavori di bonifica il risultato è impressionante: terreni esposti a sud a 500 msm affacciati sul fiume Tresa, ben permeabili e ricchi di hummus. E così, dopo quasi un decennio dall’arrivo in Ticino, mio papà arriva a creare quello che sarà il fiore all’occhiello dell’azienda: la Montagna Magica. Con gli anni poi, grazie alla grande passione per questo lavoro e alla crescente riconoscenza e fiducia dei clienti, l’azienda è cresciuta con l’acquisizione di nuovi vigneti e con la creazione di nuove etichette. Oggi mi impegno ad assumere le nuove sfide che si presentano per il settore cercando però di mantenere sempre l’identità famigliare dell’azienda creata dai miei genitori.

Ci parli della sua azienda, quali sono i vostri punti di forza principali che proponete? 

Credo che i punti di forza della hubervini si separino sostanzialmente in due correnti. Da un lato abbiamo la fortuna di lavorare la vigna in un territorio ricco come quello del Malcantone, aiutati da solide competenze tecniche, dall’altro abbiamo delle peculiarità legate alla gestione famigliare dell’azienda. Il terroir dei miei vigneti gode infatti di condizioni particolarmente favorevoli: i suoli sono ben bilanciati, l’esposizione è ottima e sono generalmente ben ventilati. Questo però non basta ad ottenere un prodotto di ottima qualità. La cura del vigneto, a partire dal terreno fino alla lavorazione sulla pianta, è particolarmente importante e vi dedichiamo molta cura, aiutati da un team di collaboratori giovane e capace che favoriscono un continuo miglioramento tecnico nella gestione del vigneto, anno dopo anno. L’altro aspetto caratteristico della hubervini è, come dicevo, la conduzione famigliare dell’attività, che risulta così vicina sia ai collaboratori che alla clientela. Abbiamo infatti la fortuna di poter contare su clienti fedeli, molti dei quali conosciamo personalmente.

Lei  vive nel  Malcantone da molti anni, qual’é il Suo rapporto con il territorio?

Ho passato la maggior parte della mia vita in Malcantone. Sono cresciuto qui e ci sono tornato per stabilirmi e creare una famiglia. È un territorio a cui sono molto legato. Conosco i piccoli paesi che lo caratterizzano e le persone che ci abitano, eppure continuo a stupirmi dei paesaggi meravigliosi che offre. Mi piace far parte di questa comunità, è per questo che sono anche parte del consiglio comunale di Monteggio. Un’altra ragione per la quale desideravo tornare qui, era l’idea di poter offrire un prodotto che rappresentasse così bene il territorio come è il vino. È un’idea stimolante e mi spinge a dare sempre il massimo. Inoltre, poter far vivere ai miei figli tutta una serie di esperienze d’infanzia in una realtà comunque piccola, simile a quelle che ho avuto la fortuna di vivere io, mi dà allo stesso tempo una sensazione di continuità e di evoluzione e mi fa guardare al futuro con fiducia.

Qual’e il suo luogo del Cuore nel Malcantone?

Dover decidere un luogo del cuore in Malcantone è una scelta piuttosto ardua, quindi ne nominerò due. Il primo è un classico luogo di ritrovo dei giovani del malcantonese, il Pub Zucchero. Locale che non solo mi ha accompagnato in molte serate, ma che è stato il luogo dove ho conosciuto mia moglie Sara. Il secondo invece è la mia casa, il luogo dove abito con la mia splendida famiglia, dove ha sede anche la cantina aziendale: un posto per me speciale, un crocevia di emozioni, sia lavorative che affettive. Il venerdì sera, in corte, trovo un senso di pace e di completezza. Il sole che tramonta sui vigneti davanti alla casa, permea l’atmosfera di una luce surreale, il monte rosa in lontananza che ci guarda imponente sembra sorridere agli ultimi raggi di sole che si incontrano con la Volpe Alata nel bicchiere, creando dei riflessi dorati, mentre la presenza dei miei figli, di mia moglie e, spesso, dei collaboratori, riempie l’aria.

Cosa si augura e cosa spera per il futuro della nostra Regione?

Per il futuro della nostra regione mi auguro che possa continuare a svilupparsi e ad esprimere al meglio il suo potenziale. Abbiamo un territorio con un’ottima attrattiva per le aziende. Ci troviamo in un luogo di passaggio, con una morfologia idonea sia ad uno sviluppo più industriale, che ad uno sviluppo più agricolo e spero che sempre più persone decidano di venire qui ad aumentare il prestigio del Malcantone. Mi piacerebbe poi continuare il percorso di valorizzazione delle bellezze turistiche che ci contraddistinguono. Ma la cosa che forse mi sta più a cuore, è che la gente mantenga sempre l’identità che identifica questa regione, ovvero quel concetto di essere aperti al futuro e all’innovazione, ma senza dimenticare il carattere rurale e agricolo, che forse, nelle città, si è un po’ perso.

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