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Michele Braccia e la sua passione per il vino

Michele Braccia, dopo aver conseguito nel 1994, presso la Scuola di Commercio di Bellinzona il diploma federale di impiegato di Commercio, frequenta l’Università di Milano di Storia contemporanea, dove nel 2002 ottiene il Diploma Certificate of Advanced Studies. La sua formazione comprende anche il Diploma federale di Albergatore, i Diplomi cantonali e federali di Sommelier. Dal 2005 è proprietario e gerente del Grotto Serta di Lamone.

Partiamo dal principio, come è nata la sua passione per il vino ?

Ho sempre vissuto immerso nella ristorazione e ad un certo punto ho dovuto allestire la nuova carta del vino, questo mi ha stimolato. Dopo qualche anno ho cominciato il primo corso sommelier a Bellinzona e da lì non vi è stato più ritorno.

Quali sono, secondo lei, le caratteristiche che un buon sommelier deve avere ?

Innanzitutto l’empatia verso il cliente, il comprendere a che punto è il percorso legato al vino dell’avventore. Il sommelier deve coinvolgere, non spiegare il vino a se stesso e soprattutto essere conviviale sia nelle spiegazioni che nell’insegnamento.

Abbinamento cibo-vino: quali sono le sue idee in merito?

Vi sono regole importanti che ci indirizzano ma poi la sensibilità personale, il momento ed il gusto possono accompagnarci altrove: di sicuro un gran vino rimane un gran vino a prescindere dall’abbinamento. Quando andavo a trovare mio nonno in Irpinia, il vino perfetto da bere era quello prodotto da lui, da qui anche l’abbinamento emozionale.

Uno dei fiori all’occhiello del Grotto Serta è sicuramente la cantina “ Giro di vite “, ce ne vuole parlare?

La cantina “Giro di Vite” è figlia di un percorso di c.a 10 anni. Siamo passati da un luogo di stoccaggio ed una cantina vivibile. I tavolo modulabili permettono di godersi la cantina in piedi e poi proseguire da seduti. Perfetta per degustazioni e cene fino a 18 persone. Il nome deriva da un trasmissione radiofonica su Radio Fiume sui produttori di vino ticinese. Il significato di “Giro di Vite”: l’idea era di andare in giro per i vigneti. Giro è il movimento rotatorio che facciamo per aprire una bottiglia, giro di vite in italiano significa grande cambiamento, una sorta di stretta fatta da alcuni produttori che hanno cambiato lavoro per dedicarsi all’uva. La vite è la pianta e le vite umane, la parte umanistica, coinvolte in quel che definisco questo splendido viaggio chiamato vino.

Che consigli darebbe ad un giovane che voglia intraprendere la carriera di sommelier?

Assaggiare in continuazione, studiare seriamente e soprattutto approfondire e conoscere le storie dei vini, dei territori e dei produttori: la parte umanistica impreziosisce il tutto. Mantenere sempre un profilo basso ed essere aperti al continuo apprendimento e convivialità. Il vino è gioia, lavoro, storia e convivialità. Nonostante le i 3 corsi e l’esame federale, mi sento ancora agli inizi e con un sete infinita d’apprendimento e convivialitâ. Altra cosa, che un sommelier non abbia mai l’arroganza di spiegare un vino al produttore. Della parola sommelier adoro le 2 parole che la compongono. La somme e lier, quando si degusta un vino per certi versi si tirano le somme e lo si lega ad un territorio ed a delle persone.

Sul finale, ci dice qual è il suo vino del cuore?

Comincio con il patriottismo campano ( sono irpino ) e dunque le dico il Taurasi, considerato il Barolo del sud. I 2 vini hanno in comune un forte radice contadina, il loro essere scorbutici, nervosi e respingenti nei primi anni di vita e la straordinaria capacita di trasformarsi nel tempo in grandissimi vini fine legati intimamente al territorio. 2 produttori : Salvatore Molettieri e Mastroberardino. Il bianco del cuore è il Fiorduva di Marisa Cuomo nel paesino di Furore sulla costiera amalfitana. In Toscana adoro il Sangiovese in purezza “Pergole Torte” di Montervertine.

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Grotto Serta

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