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Seline Scorti Pataraia

Seline Scorti Pataraia è nata in Svizzera nel febbraio del 1996 e vive nel Malcantone. Educatrice sociale di professione, ha avuto il piacere di incontrare diverse tipologie di utenti e attualmente lavora con persone con disabilità. Appassionata fin da piccola di scrittura, lettura e viaggi, ha recentemente pubblicato il suo primo libro, Ogni tanto volevo sparire, con il desiderio che venga utilizzato come una chiave per aprire il dialogo su tematiche importanti e sempre più presenti nella nostra società̀, come i disturbi alimentari e l’amor proprio. 

Signora Seline, di cosa parla il suo libro?

Si tratta della storia di un riccio che vive un momento di difficoltà con sé stesso e il proprio corpo. Questo riccio, che non ha mai avuto un’autostima molto solida, piano piano impara ad amarsi in tutta la sua essenza, riscoprendo la bellezza vera, quella che va oltre l’aspetto fisico. Il libro nasce dal desiderio di trattare una tematica molto importante che è sempre più precoce e frequente, ovvero quella dei disturbi alimentari. Sentirsi a disagio nel proprio corpo, paragonarsi a canoni estetici irrealistici o essere soggetti a commenti inopportuni relativi al proprio aspetto fisico da parte di esterni sono tutte delle realtà che vivono anche i più giovani, purtroppo influenzati inoltre dai video o delle sfide sui social che non aiutano in tal senso e mandano messaggi che possono avere un impatto negativo sulla propria autostima e visione di sé. Il tema viene esposto in modo molto delicato e uno degli scopi della storia è proprio quello che essa venga utilizzata come mezzo per aprire la conversazione su questo argomento, per permettere alle parole, spesso difficili da esprimere, di venire alla luce con il giusto supporto. Vorrei sottolineare che questo libro non è indirizzato unicamente a chi  si trova in una condizione di disturbo alimentare o chi vive vicino ad essa, la sua lettura non per forza comprende la tematizzazione del mondo dei disturbi alimentari, si tratta di una fiaba da leggere se si desidera trattare i seguenti temi: l’amor proprio, la gentilezza verso sé stessi ovvero insegnare già ai più giovani di parlarsi in modo gentile, prendendosi cura delle parole che ci si dedica, l’importanza di chiedere aiuto e di parlare di ciò che si sente anche se non lo si comprende appieno.

Parlare di disturbi alimentari nei più piccoli è delicato. Come ha affrontato questa sfida?

Proprio perché si tratta di un tema delicato trovo sia necessario parlarne in modo altrettanto delicato, come fa questo libro, senza però evitare l’argomento. A supporto del testo ci sono delle illustrazioni che permettono al lettore di cogliere ancora più in profondità i messaggi che la storia vuole dare. Credo molto nel valore della prevenzione e nella capacità dei più piccoli di percepire i messaggi importanti che le storie possono dare, custodendone gli insegnamenti. Ogni tanto penso che siamo noi adulti che ci sentiamo maggiormente in difficoltà a parlare di alcuni argomenti, mentre i bambini, con la loro visione e i loro pensieri, sono in grado di confrontarsi in modo più leggero ma comunque profondo. Svolgendo delle ricerche sul tema, parlando con genitori ed insegnanti, ho sentito la forte necessità di confrontarsi su questi argomenti. Desidero che i genitori, i familiari, gli insegnanti, gli educatori e chiunque ne abbia bisogno possa usufruire di “Ogni tanto volevo sparire” come mezzo, come strumento per aprire dialoghi importanti e per non sentirsi anch’essi soli nel tematizzare argomenti che non sono spesso semplici. Questo libro è stato presentato e letto anche agli adulti, incentrandosi sul tema dell’amor proprio. Dopo la lettura c’è stato un momento in cui i partecipanti erano invitati a lasciare un messaggio positivo per sé stessi. Si è trattato di un momento molto bello e intenso, ma è emersa la difficoltà che è presente in noi adulti di volersi bene, di parlarsi in modo gentile, di dedicarsi un complimento. Per insegnare ai più giovani a volersi bene, dobbiamo impararlo anche noi. Forse la sfida più grande è questa: ricordarsi che noi adulti veniamo ascoltati dai più piccoli, che loro sentono il modo in cui parliamo di noi stessi, come ci trattiamo, cosa ci diciamo quando sbagliamo, quando ci guardiamo allo specchio, siamo d’esempio. Parlando a noi stessi in modo accogliente, educato, gentile stiamo già dando un messaggio positivo a chi si riferisce a noi e impara osservandoci.

Come è arrivata a scegliere proprio il riccio come personaggio e metafora centrale per descrivere il dolore e l’autoisolamento? C’è un significato particolare dietro questa scelta?

La scelta del riccio come animale protagonista della storia è stata fatta perché, oltre ad essere un animale bellissimo, ha questi aculei che gli permettono di proteggersi da ciò che percepisce come pericolo esterno e anche di allontanare chi gli sta troppo vicino. Inoltre, può chiudersi in se stesso, lasciando fuori tutto il resto. Quando una persona vive una condizione di malessere, può fare esattamente questo: allontanare chi gli sta vicino anche se esso desidera solo aiutarlo e chiudersi in se stesso, senza lasciare spazio ai propri pensieri. Il personaggio è stato creato grazie alle illustrazioni di Teresa Caruso che permettono alla storia di esprimersi non solo attraverso la lettura ma anche visivamente.

Cosa spera che rimanga nel cuore dei lettori – bambini, genitori o educatori – una volta chiuso il libro?

Agli adulti spero rimanga la sensazione di aver trovato un qualcosa che li aiuti a dialogare con il proprio figlio, con il proprio alunno ecc. Spero quindi che essi possano sentirsi maggiormente facilitati nel parlare con i più giovani di questi temi importanti ed essenziali. Nei bambini desidero che rimanga impresso uno dei tanti insegnamenti che il libro desidera trasmettere: ciò che provi conta, ciò che senti, anche se non lo comprendi, si può condividere, la vera bellezza non è quella fisica, chiedere aiuto ti farà sentire meglio, sei bello perché sei intelligente, gentile, un buon amico… ma soprattutto, spero che dopo questa lettura imparino a volersi almeno un po’ più bene. Per un giovane che legge il libro e sta vivendo in una condizione di difficile rapporto con il cibo spero che, leggendolo, si possa immedesimare nel riccio e capire che non è solo e che una via d’uscita è possibile.

Ha già ricevuto reazioni da parte di lettori, genitori o educatori? Quali risposte o commenti l’hanno colpita o commossa maggiormente?

Sì, i feedback sono stati molto positivi, mi ha fatto piacere sentire che si tratta di un libro che affronta argomenti di cui si sente la necessità di parlare. Alcune docenti avevano già cercato dei libri che trattassero queste tematiche senza però trovarli. Il libro, inoltre, comprende delle pagine vuote da utilizzare come diario per dedicarsi pensieri, complimenti, riflessioni e/o per essere utilizzato in lavori di gruppo. Ciò che mi è rimasto più nel cuore sono due episodi in particolare: il commento di un bambino che stava vivendo un momento di difficile rapporto con il cibo, esso, leggendo la storia, ha detto di avere tre cose in comune con il riccio: anche a lui piace giocare a calcio, fa fatica in matematica ed ha problemi con la dieta. Il fatto che una storia semplice riesca a far prendere subito consapevolezza di una propria difficoltà per me è una conquista. Un altro episodio è stato quello di alcuni genitori che hanno letto il libro alla loro figlia e l’hanno trovato molto utile, quindi sapere che esso possa essere un aiuto concreto è una grande gioia per me. Durante le presentazioni del libro sono nate delle conversazioni importanti, dove mi sono stati raccontati diversi episodi in cui i genitori o gli educatori si sono sentiti colpiti. In particolare mi è stato raccontato di alcune bambine di 10 anni che, durante un evento scolastico, hanno rifiutato di mangiare la pizza perché “fa ingrassare”. Oppure ancora, influenzate da una sfida presente su TikTok che esalta l’essere magri in modo pericoloso, mi ha colpito il commento di una mamma che diceva che sua figlia di 6 anni e le sue amiche facevano la classifica di chi è più magra tra loro. Un ultimo esempio è quello di una mamma che mi diceva di essere un po’ in difficoltà perché ogni volta che esce con sua figlia lei le chiede se è bella, concentrandosi principalmente sull’aspetto fisico. Ho sentito, grazie a questi scambi, la necessità che si parli di questi argomenti già nelle scuole, con lo scopo di lavorare sulla stima di sé, sull’amor proprio e di prevenire possibili situazioni di disagio future. Il riccio della storia è un grande alleato perché ci insegna anche a cambiare il modo in cui ci si rivolge a se stessi, favorendo la crescita di una base di autostima più solida. Dato che ho sentito lo smarrimento che si può provare nel non sapere come affrontare con le persone a cui si vuole bene queste tematiche, per chiunque avesse la necessità di un supporto più specifico, ho a disposizione delle psicologhe specializzate in disturbi alimentari, anche con pazienti giovani. Chi desiderasse approfondire può contattarmi direttamente sulla mia pagina di instagram per avere i contatti (sel.in.travel). Sono a disposizione anche per le scuole o per chiunque fosse interessato a svolgere una giornata di prevenzione sul tema, una lettura che sia l’inizio di un percorso di amor proprio, un accompagnamento verso una maggior stima di sé.

Se potesse rivolgersi direttamente a un bambino che “ogni tanto vuole sparire”, cosa gli direbbe?

Prima di parlare lo ascolterei con il cuore, mettendo a freno la voglia di dare subito una risposta o una soluzione. Vorrei sapere come mai ogni tanto sente quel desiderio di sparire. Come anticipato, sono convinta che i bambini siano molto pronti a parlare di tematiche importanti e che, spesso, siamo noi adulti che quasi temiamo di affrontarle. Il desiderio di sparire può nascere da diverse situazioni: si può vivere un momento di tristezza dovuto a dei cambiamenti improvvisi, subire bullismo da parte dei coetanei, non sentirsi capiti oppure, come il nostro riccio, non sentirsi bene con se stessi e/o con il proprio corpo. Gli direi che quello che prova e sente è importante, anche quando si tratta di qualcosa di più difficile da esprimere o da comprendere. Gli risponderei che non è solo e che parlare di ciò che si sente e chiedere aiuto è un atto di coraggio di un’importanza enorme.

Dove possiamo trovare e acquistare  “ Ogni tanto volevo sparire “ ?

  • Libreria SpazzaPensieri di Agno
  • Libreria Dietro l’Angolo di Lugano
  • Biblioteca Volalibro di Curio
  • Biblioteca Cantonale di Bellinzona
  • Amazon
  • Qualche copia anche disponibile contattandomi direttamente su instagram (sel.in.travel)

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